Il Presidente del Pontificio Consiglio Justitia et Pax, il cardinale Renato Raffaele Martino, in un'intervista dell'Osservatore Romano ripresa dalla Stampa, ha sostenuto che "la carestia e la mancanza di nutrimento devono essere attribuiti alle carenze di distribuzione di cibo abbondante, e non alla sovrappopolazione.
La responsabilità della crisi alimentare "è nelle mani di persone senza scrupoli che si focalizzano solo sul profitto e certamente non sul benessere di tutte le persone". Il cardinale ha indicato in un sistema di distribuzione più equo e non nella produzione di cibi geneticamente modificati la chiave per affrontare il problema. Se si vuole seguire la via degli ogm, ha aggiunto, non si può "nascondersi che è un modo di fare più profitto".
E l'utilizzazione di organismi geneticamente modificati richiede "prudenza", diceva Martino, perché gli ogm possono in qualche caso aumentare la produzione ma bisogna non abusare del potere di manipolare la natura.
Si tratta sostanzialmente di un ripensamento rispetto a quelle parole pronunciate dallo stesso Martino nel 2002 durante una conferenza stampa, in cui diceva che aveva vissuto negli Stati Uniti per sedici anni, mangiando anche sostanze geneticamente modificate e che fino ad allora "non c'erano stati effetti indesiderati" aveva concluso ridendo.
Martino ha ricordato che durante la guerra doveva camminare a lungo per ottenere un po' di pane, in cui c'era di tutto, anche polvere di marmo. "Così, quando uno ha fame, si adatta e mangia ogni genere di cose. Naturalmente questo tema deve essere valutato, ma io penso che l'intera controversia sia basata più sulla politica che sulla scienza".
